
Mali Minori ad Essakane
Conclusione in tono minore per quanto riguarda la partecipazione alla nona edizione del Festival au Désert, svoltasi tra dall’8 al 10 gennaio 2009, come di consueto nel suggestivo scenario delle dune nei pressi del villaggio tuareg di Essakane, nella regione nord di Timboctu. Un’inversione di tendenza mai registrata prima, da quando nel 2001 questo festival nato per iniziativa di un gruppo di Tuareg Kalensar e che sfrutta l’incontro annuale delle diverse comunità tuareg della regione ha iniziato ad attirare la curiosità di un numero sempre maggiore di pubblico internazionale.
A causa un’allerta lanciata all’ultimo momento dalle ambasciate americana e inglese, numerosi gruppi hanno rinunciato a partecipare all’evento e molti arrivati fino anche a Timboctu hanno fatto dietro front. I problemi di sicurezza legati all’instabilità della regione per la presenza di gruppi di ribelli che si suppongono essere legati ad Al Queida, non sono una novità per la regione a nord del Mali, dove di fatto è sconsigliato recarsi. Ma quest’anno, per la prima volta secondo gli organizzatori, si è esplicitamente nominato il festival di Essakane come meta insicura, causando una importante defezione di pubblico. Cio’ nonostante, nessun episodio di criminalità é stato segnalato durante lo svolgimento del festival e molti partecipanti ignoravano I presunti rischi, o ne sono stati informati quando si trovavano già sul posto, dove il clima festivaliero non creava alcuna tensione.
Ad ogni modo, sempre secondo gli organizzatori, la trentina di tour operator che partecipano attivamente alla realizzazione del festival hanno registrato un 60% di cancellazioni. In effetti questo evento, al di là della sua valenza culturale, risulta essere un meccanismo ben rodato per l’ipertrofico mercato del turismo in Mali. Considerando l’inaccessibilità del sito, a 70km di pista sabbiosa da Timboctu, che a sua volta non é collegata a nessuna rete stradale asfaltata, rendersi ad Essakane senza ricorrere ai servizi delle agenzie di viaggio risulta quantomeno complicato. Ciò alimenta l’esotismo di questo evento almeno quanto le tasche degli operatori turistici, che inseriscono la partecipazione ai tre giorni festivalieri nei loro tour organizzati attraverso il paese, facendola figurare tra le mete più classiche come Djenné e il Paese dei Dogon. Pacchetti di questo genere, in media delle durata di una decina di giorni, costano in media duemila euro e sono acquistabili direttamente attraverso il sito del festival, nel quale ovviamente si sconsiglia di rendersi ad Essakane in modo indipendente. Ne consegue che il tipo di pubblico straniero presente sia per la maggior parte più intrigato dal percorso avventuroso per raggiungere Essakane che dalla qualità degli spettacoli. Cio’ nonostante, la proposta musicale di questa edizione non é stata avara di sorprese, tanti sono stati i cambiamenti di programma. Primo fra tutti, il forfait dei Tinariwen, il cui nome é strettamente legato alla nascita del festival e che avrebbero dovuto tenere il concerto di chiusura facendo gli onori di casa. All’ultimo momento, solo un componente del gruppo, il portavoce e chitarrista Abdallâh, si é presentato sul palco portando le scuse dei suoi compagni a suo dire impegnati in una registrazione. Coadiuvato da un altro promettente gruppo di Kidal, i Takoba (che significa spada in lingua tamashek), si é prodotto in un’esibizione del tutto degna dell’ambasciata portata. Altra sorpresa, per la chiusura della prima serata di giovedì, sul palco é salito Salif Keita, per la prima volta tra le dune di Essakane. L’anfitrione albino della musica maliana, é riuscito a scaldare gli animi dei partecipanti nonostante la fredda notte del deserto, avvalendosi della tastiera suonata da Cheikh Tidjan Seck, a suo stesso dire la migliore del Mali. La seconda serata di concerti è ad appannaggio di un altro big del musica maliana, il virtuoso del ‘ngoni Bassekou Kouyate, il cui concerto fiume trascinato dalla voce prorompente della moglie Ami Sacko prolunga le danze fino a tarda notte. Ma é sotto la luna piena della terza e ultima serata e che schiarisce impietosamente un’arena semi vuota che si é assistito al meglio di questa edizione del Festival au Désert. Nonostante la defezione delle annunciate Zap Mama, dopo lo show di Abdallâh sale sul palco l’erede del compianto Ali Farka Touré, il figlio Vieux Farka, che aumenta l’elettrificazione del sound paterno mantenendone intatto lo spirito di commistione e la propulsione ritmica. A seguire, la voce della principessa di Timbuctu, Haira Arby, incanta nel suo incedere spianando la strada verso l’atteso concerto di chiusura di un nuovo progetto capitanato dell’immancabile Habib Koité, un super gruppo maliano chiamato Desert Blues, di cui fanno parte la chitarra blues di Afel Bocoum e le voce femminili dei Tartit, che ad Essakane sono di casa. La festa si conclude celebrando la commistione di stili che scaturisce dalla ben nota ricchezza e varietà della musica maliana, che spazia dallo stile wassoulou dei griot malinké al folklore Songhai per sublimarsi nei canti Tamashek del deserto. Pur infreddoliti, i turbanti che qui tutti portano indistintamente annuiscono soddisfatti, per quello che é stato un evento per pochi intimi, se si escludono le comunità touareg che dall’alto dei loro cammelli osservano lo sfilare rapido dei fuori strada carichi di turisti pronti a mordere la prossima tappa del loro avventuroso viaggio.
Tommaso Zanaica, da Timboctu. 11 gennaio 2009

Nessun commento:
Posta un commento