
è più difficile tornare che partire. non nello spostamento, ma nel riposizionamento. in Mali, salvo qualche notte passata a Bamako dove il rumore del traffico ha il sopravvento, il passaggio tra notte e giorno veniva scandito in successione auditiva dal gallo (che a dir il vero inizia a vociare quando ancora è notte fonda, forse per paura di perdere il primato), dal muezzin, dalla pecora, dall'asino e dalla donna che pesta il miglio nel mortaio. a Bologna, è la voce registrata dell'autobus, alla sua prima corsa mattutina. - linea 38, circolare periferica- alla fermata davanti casa -ed è subito giorno. circolare periferica... circolare. timbro metallico. certo, anche la cacofonia animalesca alla lunga finisce per dare un po' sui nervi, ed è vero che tra qualche giorno ci cambieranno i vetri alle finestre e magari la voce dell'autobus si attenuerà. intanto, per ritrovarci (ed ignorare le vibrazioni alle finestre) ci raccontiamo per quello che è stata questa nostra discesa a sud dell'equatore, e anche per ciò che implica la risalita. per pezzi, per tesserine, secondo quello che ci siamo riportati indietro. che forse questa circolare periferica, una sua metafora con le nostre vite ce l'avrà..

Nessun commento:
Posta un commento